Dal 22 al 24 maggio 2026 si è tenuto a Roma il XXV Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Psicologia dello Sport e dell’Esercizio (AIPS), un evento chiave per la comunità scientifica italiana del settore, che quest’anno ha avuto come tema “Dentro il campo: persone, relazioni, contesti”. Il congresso ha riunito numerosi studiosi ed esperti internazionali, per indagare il ruolo della psicologia dello sport nella costruzione di ambienti motivanti, inclusivi e sicuri. Tra i temi centrali dell’evento si distinguono la doppia carriera degli atleti, le dinamiche relazionali negli staff, l’identità personale e la partecipazione sportiva.
IUSVE Sport Academy è stato protagonista: la delegazione, guidata da Marcella Bounous, Psicologa dello sport, Responsabile Centro studi e ricerche di Sporta Academy e già presidente AIPS dal 2018 al 2021, era composta da collaboratori, tirocinanti e studenti sia universitari sia dell’Alta Formazione in Psicologia dello Sport, tra cui Erika Mestriner, Marco Gazzola, Davide Romanato e dai tirocinanti Veronica Kirchmayr, Massimo Rulli e Yasser Toutari.
Durante il congresso, il team ha fornito un contributo significativo, alternando approfondimenti teorici in Aula Magna e workshop pratici incentrati sull’applicazione delle nuove tecnologie a supporto della preparazione mentale. Da un lato, sono stati condotti due workshop interattivi sui sistemi di luci di reazione per l’allenamento cognitivo e sul funzionamento del biofeedback; dall’altro, sono stati presentati importanti lavori di ricerca sul collasso psicologico collettivo nelle dinamiche di squadra e sulla gestione della rabbia nello sport giovanile.
Da questa esperienza il nostro team porta a casa nuove conoscenze sulle tematiche più all’avanguardia del settore, ma soprattutto il Congresso ha rappresentato uno spazio privilegiato di condivisione e consolidamento delle relazioni tra i vari professionisti del settore.
«La partecipazione di IUSVE ha rappresentato un momento di grande valore scientifico e accademico – ha spiegato Marcella Bounous – che conferma l’interesse che da anni il nostro Ateneo riserva a questo specifico ambito della psicologia».
Al giorno d’oggi non possiamo più considerare l’atleta come entità unica slegata dalle persone e dal contesto in cui vive e si allena; da anni ormai la psicologia dello sport ha abbracciato un approccio sistemico ed ecologico. Se è vero che l’atleta come singola persona ha dei bisogni, prova delle emozioni e ha delle motivazioni personali, è altrettanto vero che vive e respira all’interno di un ecosistema complesso, composto dall’allenatore, dai compagni di squadra, dalla dirigenza, dai tifosi e dalla famiglia.
Lo psicologo dello sport, quindi, lavora in équipe con le diverse figure del sistema sportivo per creare un ambiente che possa favorire sia la crescita personale che sportiva dell’atleta.
Dallo studio sul “collasso psicologico collettivo” abbiamo capito che anche una squadra può sviluppare una propria fragilità emotiva. Questo contributo di grande rilievo è stato oggetto della tesi di qualifica del Master in Psicologia dello Sport e dell’Esercizio Fisico svolta dalla dott.ssa Erika Mestriner.
Il “collasso psicologico collettivo” (Collective Psychological Choking) avviene quando una squadra gioca al di sotto dei propri standard sin dall’inizio della partita o ha un improvviso decremento della prestazione. Questo fenomeno riguarda la maggior parte dei componenti della squadra e i risultati ottenuti, in linea con la letteratura, evidenziano come vi sia un vero e proprio contagio emotivo disfunzionale tra i membri del gruppo.
Sport Academy è un Centro all’avanguardia per l’utilizzo delle nuove tecnologie a supporto del benessere e del miglioramento della prestazione sportiva, che permette di mantenere centrale la persona nell’uso crescente di tecnologie, wearable e dati nello sport.
In un mondo in cui atleti, allenatori e dirigenti sono abituati a parlare attraverso i numeri, queste tecnologie rappresentano una risorsa importante per lo psicologo, perché permettono di utilizzare un linguaggio chiaro, immediato e osservabile. Senza mai perdere la centralità della persona, avvalersi della tecnologia per aumentare la consapevolezza degli atleti rispetto al proprio funzionamento è di primaria importanza. A partire da un singolo dato possiamo raccogliere moltissime informazioni sull’atleta, che vanno poi indagate come risorsa preziosa per il benessere. La tecnologia ha il compito di fotografare un dato in un preciso momento, ma sono la relazione e le competenze dello psicologo che ci permettono di prenderci cura della persona che c’è dietro quel dato.
«Spesso si parla di come lo sport sia una delle principali agenzie educative insieme alla scuola e alla famiglia – ha concluso la professoressa Bounous – ma a volte si tralascia il motivo per cui fare sport sia così educativo. Il mondo sportivo permette di far vivere agli atleti esperienze che difficilmente potrebbero sperimentare al di fuori di questo contesto: imparare ad autoregolare le proprie emozioni, gestire la paura di una gara o la frustrazione dopo una sconfitta, allenare la motivazione a lungo termine e i processi attentivi. Si tratta di aspetti funzionali non solo nello sport, ma in tantissimi altri ambiti della vita. Inevitabilmente, questo richiede una forte presa di responsabilità da parte degli adulti coinvolti: il buon senso e le sole competenze tecniche o tattiche non sono più sufficienti. Servono conoscenze trasversali per favorire e supportare al meglio la crescita dei ragazzi».
Margherita Scattolin per #CubeLive