Il 10 aprile 2026, presso la sede IUSVE di Mestre, si è tenuto l’evento “Giovani e lavoro: scelte individuali o risultato di squadra?”, dedicato al futuro dei giovani e alla transizione dalla scuola al mondo del lavoro. L’incontro ha ospitato la presentazione degli esiti di un’indagine quali-quantitativa condotta dall’Osservatorio IUSVE “Giovani e futuro” in collaborazione con l’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro, che ha visto protagonisti i giovani veneti tra i 18 e i 34 anni. I lavori si sono svolti alla presenza di un centinaio di persone e hanno beneficiato anche della testimonianza diretta di alcuni giovani.
Il salario al centro di tutto
I dati presentati al convegno restituiscono un quadro articolato. La questione economica occupa il vertice delle preoccupazioni: il 68,9% degli intervistati indica il “reddito/buon guadagno” come elemento cardine del lavoro ideale, seguito dalla “continuità dell’attività professionale/stabilità del posto” (51,1%). Coerentemente, i due principali problemi citati circa la partecipazione dei giovani al sistema d’impiego sono la questione salariale (65,0%) e la “precarietà dei contratti” (29,4%), con la “richiesta di esperienza precedente, anche per posizioni base” al terzo posto (25,4%).
Un lavoro che abbia senso, non solo uno stipendio
Accanto alle preoccupazioni economiche, emerge con forza la dimensione qualitativa del lavoro. Un “lavoro piacevole e interessante” è indicato dal 40,3% come caratteristica del lavoro ideale, e la “possibilità di fare carriera” dal 37,5%. Se ci si trovasse in un posto di lavoro che non fa stare bene, quasi un intervistato su due (47,5%) cercherebbe attivamente un’altra occupazione, anche a costo di un periodo di instabilità.
Sul fronte della crescita personale, la “consapevolezza delle proprie capacità” (28,4%) e le “competenze specifiche” (26,8%) sono le due aree di miglioramento prioritario indicate dai giovani adulti veneti.
«Rispetto ai propri percorsi professionali sperimentati o attesi, per i giovani il lavoro ideale deve garantire l’autonomia economica – ha spiegato Davide Girardi, responsabile dell’osservatorio IUSVE “Giovani e futuro” – ma deve anche essere piacevole e interessante, e presentare delle prospettive di carriera. Emerge anche la volontà di un team di lavoro in cui prevalga l’elemento comunicativo e dialogico, non quello competitivo, e la possibilità di collocarsi in contesti aziendali valorizzati».
Collaborazione sì, competizione no
I dati smentiscono l’immagine di una generazione individualista. Le due principali caratteristiche desiderate nelle relazioni tra colleghi sono la “collaborazione e l’aiuto reciproco” (67,5%) e la “comunicazione aperta e onesta” (62,1%). Quasi un rispondente su tre cita anche il “rispetto per le idee di tutti” (28,4%), mentre “competizione che spinge a migliorare” e “forte orientamento all’obiettivo” non superano insieme il 10,0% delle citazioni. E il 63,9% degli intervistati consiglierebbe a un giovane alla prima esperienza lavorativa di “cercare un dialogo costruttivo, accettando in ogni caso la decisione finale del collega più anziano o del superiore”.
Il ruolo delle istituzioni e l’importanza dell’accompagnamento
L’obiettivo della ricerca era intercettare gli elementi che caratterizzano la transizione scuola-lavoro dei giovani adulti in Veneto, per aiutare a definire policy e strumenti di intervento capaci di eliminare e migliorare le situazioni di criticità ancora presenti.
«La regione Veneto, attraverso Veneto Lavoro, accompagna i ragazzi non lasciandoli soli – ha spiegato Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Lavoro della Regione del Veneto – perché, in termini di lavoro di squadra, è fondamentale che un ragazzo non si senta abbandonato in un mondo che va sempre più nell’isolamento e nell’io. Il lavoro di comunità è fondamentale».
La prospettiva è stata rafforzata da Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro: «Ciò che emerge in questo studio, rispetto agli anni precedenti, è la complessità delle difficoltà legate alla solitudine e a fattori di complicazione, ad esempio i redditi non adeguati al lavoro. L’elemento che noi riteniamo importante in questo momento è il tema dell’accompagnamento in questa fase di transizione».
Letizia Bertazzon, Coordinatrice dell’Osservatorio Veneto Lavoro, ha tracciato una roadmap della transizione, evidenziando gli elementi critici: l’informalità delle relazioni, la necessità di supporto per acquisire una “cassetta degli attrezzi” e il superamento degli stereotipi di genere.
La metodologia
L’indagine ha avuto come popolazione di riferimento i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni residenti in Veneto. Tutte le interviste sono state svolte in modalità CAWI (Computer Assisted Web Interviewing), tramite panel online commerciale e, in aggiunta, tramite campionamento social con ads mirati su Facebook. Il campione è stato controllato ex ante per genere, fascia d’età e area geografica, e successivamente ponderato ex post in base al titolo di studio. Il campione totale ha raggiunto 946 rispondenti, con un margine di errore di ±3,19%.
La progettazione e la supervisione dell’indagine sono state curate da Davide Girardi (Istituto Universitario Salesiano di Venezia). La rilevazione è stata condotta nel mese di ottobre 2025 da Demetra Opinioni.net, con supervisione di Alice Cappello. I dati sono stati elaborati da Beatrice Bartoli, con la collaborazione di Davide Girardi.
Margherita Scattolin per #Cubelive