Raccontare un grande evento ha significato imparare a coglierne le storie, le persone e le emozioni. È quanto hanno vissuto Elena Fortini e Pietro Laguardia, studenti dell’Area di Comunicazione di IUSVE, impegnati alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini.
Su indicazione di Eugenio Andreatta, responsabile della comunicazione del Meeting, ai due studenti è stata affidata la narrazione social del Villaggio Ragazzi, sotto il coordinamento di Cecilia Torchiana e Annalisa Titolo. Il loro compito è stato raccontare, attraverso fotografie, video, reel e caroselli, uno degli spazi più vivaci della manifestazione, dedicato a bambini, ragazzi e famiglie.
Per Elena Fortini si è trattato della prima esperienza al Meeting: «Fin da quando sono entrata in Fiera ho respirato un clima bellissimo di condivisione, collaborazione e servizio. Mi ha colpito vedere così tanti giovani scegliere di mettersi a disposizione, con una grande attenzione alla cura dei dettagli e delle persone». La sfida principale è stata trovare un punto di vista capace di restituire l’atmosfera del Villaggio senza limitarsi alla semplice cronaca delle attività. «La nostra missione – ha proseguito la studentessa di origine toscana – è stata raccontare il Villaggio attraverso gli occhi dei bambini: dare loro voce, metterci un po’ alla loro altezza e cercare di catturare la felicità, la spontaneità e soprattutto lo stupore con cui hanno vissuto ogni cosa. Non abbiamo voluto raccontare semplicemente ciò che succedeva, ma restituire le emozioni che si respiravano qui», ha spiegato Fortini.
Anche per Pietro Laguardia il Meeting ha rappresentato un’importante occasione per mettere alla prova, in un contesto professionale reale, le competenze maturate durante il percorso universitario: «Partecipare al Meeting è stata un’esperienza profondamente coinvolgente. È stato ancora più significativo poterlo fare insieme all’università e nell’ambito che vorrei diventasse il mio futuro, cioè il mondo della comunicazione». Il lavoro quotidiano ha richiesto capacità di progettazione, rapidità e collaborazione. «Abbiamo pensato i contenuti – ha aggiunto Pietro -costruito una strategia per l’account del Villaggio Ragazzi, girato e montato video, realizzato fotografie e caroselli. È stato bello vedere come ciò che facciamo quotidianamente in università abbia portato concretamente dei frutti e ci abbia permesso di lavorare insieme a professionisti incontrati per la prima volta».
L’emozione della visita di Leone XIV
Uno dei momenti più intensi dell’esperienza è stato senza dubbio sabato 22 agosto, in occasione della visita di Papa Leone XIV al Meeting. Il Pontefice ha incontrato anche i bambini e i ragazzi del Villaggio, rendendo particolarmente preziosa la presenza di Elena e Pietro proprio all’interno dello spazio che erano stati chiamati a raccontare.
«È stato un momento che sicuramente porterò con me – ha ricordato Elena – è stato emozionante guardare le facce dei bambini mentre aspettavano il Papa e percepire la loro agitazione. Per molti di loro era la prima volta che vedevano un Papa nella loro vita».
La visita ha sintetizzato bene il senso del loro lavoro: osservare, ascoltare e trasformare un’esperienza vissuta in un racconto capace di conservarne l’autenticità. Il Meeting si è rivelato così non soltanto una significativa occasione professionale, ma anche un’esperienza di crescita personale.
«Mi sono resa conto – ha concluso Elena- che il Villaggio non era soltanto il luogo dove si organizzavano attività per i bambini, ma uno spazio nel quale le famiglie potevano vivere il Meeting insieme. La cosa che mi è rimasta dentro è stata la sensazione che dietro ogni attività, mostra e spettacolo ci fossero persone che da quarantasette anni stavano costruendo qualcosa di grande insieme», ha concluso Elena.
Per Elena e Pietro, il Meeting per l’amicizia tra i popoli è diventato così un vero laboratorio di comunicazione sul campo: un luogo nel quale le competenze apprese in università hanno incontrato persone, responsabilità e storie reali dove comunicare ha significato, prima di tutto, scegliere uno sguardo capace di mettere al centro le persone.