Demistificare senza delegittimare le conquiste di una storia di lotta e rivendicazione
La morte dell’attivista e sindacalista Dolores Huerta, [2] avvenuta mercoledì 28 ottobre 2026, all’età di 96 anni, lascia al mondo un’eredità preziosa, da preservare e interrogare alla luce delle sfide che attraversano la lotta politica contemporanea, ma anche delle contraddizioni che possono annidarsi al suo interno. Le recenti rivelazioni sulle violenze sessuali perpetrate da César Chávez, [1] storico alleato di Huerta, impongono infatti una riflessione sulle ambiguità, sulle mancanze e sui rapporti di potere che possono attraversare persino le organizzazioni nate in nome dell’emancipazione e della giustizia sociale.
In un momento di particolare fermento sociale e politico, con le proteste studentesche e giovanili che stanno attraversando l’Italia e il resto dell’Europa, risulta fondamentale ricordare la tenacia con cui Huerta si dedicò all’organizzazione sindacale dei lavoratori agricoli californiani. Nata nel 1930 a Dawson, New Mexico, a Huerta si attribuisce anche lo slogan «Sì, se puede» e nel 2012 ricevette dal presidente Barack Obama la Presidential Medal of Freedom. [12] Le sue abilità di negoziazione e mobilitazione contribuirono a far convergere le rivendicazioni di una categoria di lavoratori esposta a condizioni di sfruttamento e marginalizzazione, quella dei braccianti agricoli, in larga parte di origine messicana e latino-americana. [3]
Testimonianza esemplare di un processo di organizzazione collettiva che può essere letto, in termini gramsciani, come una progressiva maturazione di una contro-egemonia, l’azione militante di Huerta contribuì a una trasformazione sociale e politica di portata storica. Le strategie di Huerta attinsero in particolare al principio della non violenza e privilegiarono lo sciopero e il boicottaggio come strumenti di protesta e mobilitazione pacifica.
Si ricordi la celebre campagna di boicottaggio dell’uva, sviluppatasi tra il 1965 e 1970 nell’ambito dello sciopero dei lavoratori agricoli, che coinvolse consumatori e manifestanti negli Stati Uniti e in Canada. La mobilitazione ebbe origine anche grazie all’iniziativa dei lavoratori filippini organizzati nell’Agricultural Workers Organizing Committee (AWOC) e guidati da Larry Itliong, ai quali si unirono i lavoratori della National Farm Workers Association (NFWA), fondata da Huerta e Chávez nel 1962. [10] La risposta dei produttori e delle autorità fu spesso repressiva: numerosi lavoratori subirono violenze e arresti e i produttori ricorsero anche alla sostituzione dei lavoratori in sciopero con manodopera non sindacalizzata.
In questo contesto, l’attività negoziale di Huerta contribuì al raggiungimento di numerosi contratti collettivi, che permisero di ottenere miglioramenti salariali e condizioni di lavoro più dignitose per i braccianti agricoli. L’atteggiamento fieramente combattivo di Huerta la portò inoltre a essere arrestata 22 volte. Il 14 settembre 1988, all’età di 58 anni, prese parte a una manifestazione a San Francisco contro l’allora vicepresidente e candidato presidenziale George H. W. Bush, episodio in cui le forze dell’ordine, intervenute contro i manifestanti, le provocarono la frattura di due costole e la rottura della milza, che dovette essere asportata chirurgicamente. Il caso si concluse con un risarcimento di 825.000 dollari a suo favore. [8]
La giornalista Maria Hinojosa, fondatrice di Futuro Media e conduttrice di Latino USA, ne ricorda, nel corso di una trasmissione commemorativa di Democracy Now!, [6] la permeabilità intellettuale e la capacità di rimettere costantemente in discussione le proprie posizioni. Una sensibilità che si tradusse in un percorso politico in grado di evolversi e rispondere alle trasformazioni della società e alle nuove istanze di giustizia sociale. Come ricorda Hinojosa, l’avvicinamento di Huerta al movimento femminista fu graduale e inizialmente accompagnato da una certa diffidenza.
Il documentario Dolores [4] (regia di Peter Bratt, 2017), al quale partecipa anche la studiosa e attivista Angela Davis, offre una lettura critica delle intersezioni tra le lotte antirazziste, sindacali e femministe. Il movimento femminista statunitense degli anni Sessanta e Settanta era stato animato in larga misura da donne bianche appartenenti alla classe media, le cui rivendicazioni non sempre riuscivano a intercettare le condizioni materiali e le forme di discriminazione che interessavano le donne afroamericane e latinoamericane. Ne derivava una contraddizione significativa: un movimento nato per rivendicare l’emancipazione femminile poteva finire per riprodurre, al proprio interno, dinamiche di esclusione e marginalizzazione. Pur riconoscendone le contraddizioni, Huerta divenne progressivamente protagonista delle battaglie femministe, sostenendo i diritti civili delle donne e le rivendicazioni in materia di autodeterminazione e diritti riproduttivi. In seguito, il suo impegno si estese anche al sostegno dei diritti della comunità LGBTQIA+, un percorso che assunse per lei anche una dimensione personale dopo aver scoperto l’identità queer di una delle sue figlie. [6]
Negli ultimi mesi della sua vita, Huerta è stata chiamata a confrontarsi pubblicamente con le rivelazioni emerse da un’inchiesta del New York Times, [7] pubblicata il 18 marzo 2026, su César Chávez, suo storico alleato e cofondatore, insieme a lei, della National Farm Workers Association, organizzazione che sarebbe poi confluita nella United Farm Workers. [11]
L’indagine, basata su testimonianze e documenti d’archivio, ha ricostruito un quadro di abusi e violenze sessuali perpetrati da Chávez ai danni di donne e ragazze legate al movimento sindacale. Per lungo tempo, molte di loro avrebbero taciuto, temendo che le proprie testimonianze potessero compromettere la memoria pubblica del movimento e del suo leader. L’inchiesta ha inoltre portato alla luce la testimonianza della stessa Huerta, che ha raccontato di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di Chávez in due occasioni, e di aver avuto due figlie in seguito a quegli episodi.
La vicenda ha aperto anche una riflessione critica sul ruolo di Huerta all’interno dell’organizzazione sindacale. Alcune donne hanno infatti accusato la dirigente di aver minimizzato le loro denunce di molestie e violenze sessuali. Tra queste, Liz Sullivan ha raccontato al New York Times che, nel 1977, quando lavorava come organizzatrice per la UFW, due uomini si alternarono nello stuprarla dopo una riunione nella Coachella Valley. Insieme ad altre donne, cercò di creare un gruppo per la tutela della sicurezza femminile, ma lasciò il sindacato a seguito delle resistenze incontrate. Quasi vent’anni dopo, Huerta incontrò Sullivan, ma le disse che lo stupro era «semplicemente una cosa che gli uomini fanno sulle donne» [7], secondo quanto riferito da quest’ultima. Huerta, dal canto suo, dichiarò di non ricordare né quell’incontro né di aver pronunciato affermazioni che minimizzassero la gravità dello stupro.
Sullivan ha poi dichiarato:
«Invece di trasformarla [Dolores] in una figura mitizzata, facciamo in modo di vederla in quanto essere umano, in tutta la sua bellezza e insieme a tutte le sue colpe, proprio come noi altri – se solo avessimo noi il coraggio di affrontare l’ingiustizia». [7]
«Se il nome di Dolores Huerta deve essere ricordato, vorrei che lo fosse per i suoi risultati e i suoi meriti, non come reazione alle accuse rivolte a César Chávez», [9] ha dichiarato in un’intervista Lorena Oropeza, docente di Chicanx Latinx Studies all’Università della California, Berkeley, in merito alla necessità di ridimensionare l’immagine storica di Chàvez, anche in ambito dell’insegnamento accademico.
Maria Hinojosa fu tra le prime giornaliste a raccogliere pubblicamente la testimonianza di Huerta [5] dopo la pubblicazione dell’inchiesta del New York Times. Come racconta la stessa Hinojosa durante l’intervista del 20 marzo 2026 a Democracy Now!, [6] l’incontro fu particolarmente difficile: Huerta, solitamente descritta come una donna energica, ottimista e instancabile, appariva profondamente provata e non volle essere ripresa dalle telecamere. La giornalista riferisce inoltre che la donna aveva trascorso l’intera giornata in lacrime, leggendo per la prima volta l’inchiesta. Alla domanda di Hinojosa sul perché non avesse denunciato pubblicamente quanto accaduto, Huerta spiegò di aver temuto che una simile rivelazione avrebbe compromesso le conquiste del movimento sindacale al quale aveva dedicato la propria vita. Interrogata sulla possibilità che quel silenzio fosse stato un sacrificio necessario, rispose:
«Sì, perché guarda cosa abbiamo realizzato. Abbiamo ottenuto così tanto».
Una dichiarazione che restituisce il conflitto tra la dimensione del trauma individuale e il senso di responsabilità verso una causa collettiva.
La vicenda di Huerta invita dunque a un esercizio di memoria critica: riconoscere il valore storico di una leadership senza trasformarla in un mito intoccabile, monolitico, e interrogare le condizioni (la lealtà alla causa, il timore di indebolire il movimento, la mancanza di spazi sicuri in cui parlare) che possono rendere il ricorso alla giustizia complesso e percepito come tragicamente rischioso.
Emily Middelhoff
- Figueroa, Fernanda, «César Chavez Accused of Sexually Abusing Labor Rights Leader Dolores Huerta and Others», Associated Press, 18 marzo 2026. Leggi l’articolo.
- «Dolores Huerta, Pioneering Labor Organizer and Civil Rights Icon, Dies at 96», Associated Press, 28 ottobre 2026. Leggi l’articolo.
- Bennett, Faith, «Dolores Huerta», National Park Service, César E. Chávez National Monument, 23 febbraio 2022. Consulta la fonte.
- Bratt, Peter (regia), Dolores, documentario, Independent Lens/PBS, 2017.
- Democracy Now!, «Labor Icon Dolores Huerta, 95, Reveals She, Too, Was Raped by Cesar Chavez; Speaks to Maria Hinojosa», Democracy Now!, 20 marzo 2026. Leggi l’articolo.
- Democracy Now!, «“She Was a Fighter”: Dolores Huerta, Legendary Farmworker Organizer & Activist, Dies at 96», Democracy Now!, 29 ottobre 2026. Leggi l’articolo.
- Fernandez, Manny, e Hurtes, Sarah, «Cesar Chavez, a Civil Rights Icon, Is Accused of Abusing Girls for Years», The New York Times, 18 marzo 2026. Leggi l’articolo.
- History.com Editors, «Dolores Huerta Beaten by Police at Protest in San Francisco», History.com, 28 ottobre 2026. Consulta la fonte.
- Khan, Khadeejah, «They Once Taught About a Hero. Now Faculty Rethink César Chávez Lessons After Allegations», CalMatters, 28 luglio 2026. Leggi l’articolo.
- Library of Congress, «1962: United Farm Workers Union», A Latinx Resource Guide: Civil Rights Cases and Events in the United States, s.d. Consulta la fonte (consultato il 1° novembre 2026).
- McFadden, Robert D., «Dolores Huerta, United Farm Workers Leader and Force for Civil Rights, Has Died», The New York Times, 28 ottobre 2026. Leggi l’articolo.
- The Obama Foundation, «Celebrating the Legacy of Dolores Huerta», Obama Foundation, s.d. Consulta la fonte (consultato il 1° novembre 2026).