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Andiamo ad indagare gli ultimi termini legati alla moda etica e sostenibile, e a questo mondo dove l’ambiente e l’uomo entrano prepotenti all’interno del panorama del fashion e ci auguriamo così sarà sempre di più.
Oggi, ci aspetta una carrellata di definizioni, ma sarò molto breve.


Parliamo di “moda inclusiva”. Sapete cos’è la moda inclusiva?

In realtà, per moda inclusiva s’intende un settore della moda con all’interno della filiera un programma d’inclusione sociale. Moda con proposte di accessibilità per persone che hanno delle difficoltà, sia per quanto riguardo l’ambito disabilità, sia per quanto riguarda il prezzo oppure inclusività per una moda proposta e accessibile a tutti. Un esempio di moda inclusiva è Touchè Project, un progetto di moda etica e sostenibile e prevalentemente inclusiva.


Il secondo termine di oggi è la “moda sociale”. Apriamo una premessa, tutta la moda è sociale poiché specchio e riflesso della società. Ma con il termine sociale, in realtà, ci rivolgiamo ad un settore con una forte propensione e predisposizione all’inclusione, all’interno di processi che prevedono delle forme di socialità conclamata. Ad esempio, dei progetti all’interno delle associazioni, di cooperative, piuttosto che dei concept di moda co-creati. Con moda sociale ci immaginiamo un gruppo di persone entusiaste che collaborano tra loro, una moda dove la convivialità entra ed è parte integrante. I progetti di ManiTese possono essere inseriti in questo settore.


Parliamo di “moda biologica”. Il termine è riferito al settore della moda che utilizza materiali biologici per la produzione degli abiti. Materie prime controllate, certificate e prodotte da coltivazioni e/o allevamenti che non utilizzano metodi intensivi e non utilizzano pesticidi, dannosi per l’ambiente e per le persone. Quindi la moda biologica è una moda attenta all’ambito vegetale, animale e all’uomo che poi indossa i tessuti. Ad esempio, Eticlò utilizza dei prodotti, dei tessuti naturali e biologici e fa parte di un progetto di moda etica e sostenibile.


“Moda green”, “moda ecologica”, “moda eco-friendly” ne sentiamo di tutti i colori. In realtà, sotto lo pseudonimo di “green” si nascondono, molto spesso, delle azioni, dei brand o delle realtà che non sono propriamente etiche e sostenibile, non sono neanche sociali o così inclusive. Molte volte viene utilizzato come sinonimo di sostenibile. Sono dei settori della moda che utilizzano delle materie prime che non impattano nell’ambiente, che non alterano l’equilibrio ambientale, che hanno materie prime biodegradabili e/o vegetali.


Andiamo ai consigli nell’ambito della progettazione di moda etica e sostenibile, ma soprattutto di moda inclusiva, sociale e green.
Un consiglio per ognuno, quindi quattro consigli.


Partiamo dalla moda inclusiva. Il plus sono le persone. A monte deve esserci uno studio e una ricerca molto approfonditi che possono davvero creare un prodotto efficace e di conseguenza una comunicazione degna del prodotto, il tutto con estrema sensibilità. Devo dire che la sensibilità è la chiave di volta, è come se parlassimo di comunicazione sociale. Una cura estrema per le parole e le immagini che vengono veicolate e che trasmettono valori coerenti con la promessa del brand.


Punto due. Consiglio di comunicazione per la moda sociale. Ciò che rende unica questa tipologia è la compartecipazione, l’insieme delle persone che creano un progetto di moda. L’idea di un gruppo, dell’unione rende possibile la creazione di un capo ed è davvero un’idea interessante e anche singolare, particolare da indagare e da comunicare. Perché non porre l’accento proprio su questo. La parola chiave, in questo caso, è il termine insieme, l’unione di più persone che crea, poi, un prodotto artigianale davvero unico. Rappresentarlo è la sfida del comunicatore. Sviscerare, indagare, scoprire questa parola chiave e rappresentarla in modo felice poiché il gruppo comunica una certa solarità e felicità; per cui l’insieme fa la forza.


Punto tre. La moda biologica. Questa sembra più semplice, ma in realtà non lo è. Ci sono grandi elementi caratterizzanti sotto la filiera e i tessuti. Per cui rendere una parola, un tratto, un’immagine, un colore nella rappresentazione di un tessuto, di una seta piuttosto che di un cotone biologico è una grande sfida. Dobbiamo rendere il tatto, l’emozione e la sensazione di indossare questo capo. Quindi l’esperienza la fa da padrona, fa la differenza per questa tipologia rappresentativa, questa tipologia di comunicazione, ma soprattutto lo studio e il saper trasformare ciò che noi sentiamo in ciò che il consumatore potrebbe desiderare. La chiave è rappresentare un sogno con eleganza. La moda dev’essere rappresentata a livello estetico.


Quarto punto. La moda green, ecologica, ecofriendly, e quello che racchiude l’aspetto ecologico.Un consiglio su cosa stare attenti, un avvertimento. Attenzione ai brand che si definiscono green, eco friendly. La moda sta correndo il filone dell’etico e del sostenibile che comprende molto. I brand che si definiscono solo green, solo ecofriendly o solo ecologici a volte non riescono a coprire un controllo della filiera, una qualità del capo o un design durevole o quelle che sono le caratteristiche che definiscono una moda etica e sostenibile nel mercato. Non sempre raccontano ciò che realmente sono e quindi bisogna diffidare e indagare bene.

Ci mettiamo la faccia creando la comunicazione a questi brand perciò è importante capire cosa stiamo comunicando e dire la verità. Perseguire la via della comunicazione etica e sostenibile, non solo nella moda, ma in generale. Questo è l’avvertimento. Siamo un pò critici quando ci troviamo di fronte a questi brand.


Vi lascio con delle domande. Avete mai toccato e/o indossato un capo che sia realizzato con materiali e tessuti biologici? Che sensazione e che emozione vi ha dato? Vi è piaciuto? Se si, come mai avete riscelto quella linea? Come lo rappresentereste se doveste comunicarlo?
Alla prossima puntata di ModaPuntoCom.