La moda è uno dei capisaldi della cultura, lo è stato sin dall’antichità ed è anche
uno dei principali pilastri economici di molti Paesi, tra cui anche l’Italia.
Il “fashion” è lo specchio della società e con essa cambia continuamente. Durante
ogni decennio del Novecento il costume è cambiato molto più rapidamente
rispetto al solito, grazie ad uno sviluppo sempre maggiore dell’industria tessile.
Infatti negli anni Quaranta sono nati i due principali tessuti sintetici, utilizzati ancora
nel presente: il nylon e il poliestere. Queste due fibre sintetiche sono state create
come alternativa alla seta cinese, molto costosa e non facilmente reperibile. Però,
a livello ambientale questi tessuti sono molto dannosi, perché per produrli servono
molti barili di petrolio e per essere smaltiti sono necessari diversi secoli; tuttavia
questi materiali sintetici non sono gli unici ad inquinare pesantemente l’ambiente,
infatti per lavorare un’unica maglietta di cotone servono all’incirca 2700 litri
d’acqua.
Inoltre vari studi riportano che tutto il settore del fashion comporta un
inquinamento del 10% di tutte le emissioni globali e negli ultimi anni il settore
della moda è diventato il secondo settore più inquinante al mondo, preceduto
solo da quello petrolifero. Questi dati non sono di certo in miglioramento, perché
si è constatato che se le metodologie con cui si lavorano i tessuti non cambiano,
per il 2050 si passerà da un 10% a un 26%.
Esiste una soluzione: riutilizzare i materiali dei rifiuti per creare nuovi indumenti,
così da dare una seconda vita ai materiali di scarto. Esistono già delle aziende in
grado di creare dei fili dai rifiuti e un esempio è Aquafil e il suo Econyl. Questo
materiale è stato creato nel 2011 ed è completamente generato dai rifiuti come
reti da pesca e scarti tessili pre e post consumo. Ovviamente Aquafil non lavora
completamente da sola, perché, per raccogliere i materiali, collabora con altre
aziende.
Quello che si viene a creare è una cosiddetta economia circolare, ovvero le
imprese non prelevano materiali dall’ambiente, ma rigenerano materiali scartati.
Grazie al lavoro di Aquafil, ogni 10,000 tonnellate di Econyl greggio si possono
evitare 70,000 barili di petrolio greggio, evitando 65,100 tonnellate di emissioni di
CO2.
In questo modo si riesce a ridurre l’impatto del nylon sul riscaldamento globale
fino al 90%. Inoltre Econyl ha iniziato ad essere utilizzato da grandi marchi a partire
dal 2021, e anche da molti brand di lusso che stanno aggiornando i loro sistemi di
produzione per riutilizzare il nylon riciclato.
Il punto fondamentale che si deve far proprio è che non si può fare soldi a
discapito della natura, perché senza l’ambiente non c’è essere umano e come
sostiene anche Giulio Bonazzi, CEO di Aquafil, “Finchè non ammettiamo i nostri
errori, non cambieremo mai”.